• Parrocchia Sant'Andrea Apostolo di Pollenza
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Inizio ORATORIO L'oratorio

L'ORATORIO


oratorioOltre alle bellissime chiese, la nostra Comunità possiede un ORATORIO, una magnifica realtà a favore di tutta la FAMIGLIA. L’Oratorio ha una lunga storia e tradizione nella nostra Parrocchia: l’abbiamo voluto, migliorato, ci abbiamo sofferto, nessuno ce l’ha regalato, ora lo vogliamo sempre più funzionante anche in segno di affetto e di gratitudine verso quelle persone che ci hanno creduto, ci hanno aiutato e ci hanno preceduto. Ricordo il Card.Cento, il carissimo don Luigi Bettucci, don Ivo Monachesi, don Oreste, don Nazzareno, don Attilio e tanti laici tra i quali i miei genitori, in modo particolare mia madre.

Il nuovo Oratorio “Card. Cento” è stato inaugurato nel 1973, voluto e in parte finanziato dal nostro Cardinale, il resto (molto) dalla Parrocchia con alcune vendite di beni immobili e soprattutto con tanti, tanti sacrifici che si accentuano sempre di più per la manutenzione e la gestione.


Oggi il nostro Oratorio ospita con soddisfazione la Scuola dell’Infanzia Paritaria “Mons. Marinozzi” www.fondazionemarinozziolivieri.it . Ci sono aule per il Catechismo e incontri, Sala giochi con il Bar, Sala TV, Cinema,  Teatro, Cucina, Nuovo Salone per feste (mq.240); all’aperto: campo Volley, Basket, Calcio a 5 in erba sintetica, Pista per macchine telecomandate, Parcheggio, Spazi per relax e giochi.

L’Oratorio non è fatto da un insieme di locali e attrezzature, ma da persone con tante proposte da realizzare.

L’Oratorio è un luogo di accoglienza, di condivisione e di responsabilità per una proposta cristiana. E’ una realtà che la Parrocchia ha costruito per tutte le sue attività pastorali. L’Oratorio più che un luogo è un meraviglioso e affascinante progetto educativo per tutta la famiglia. Un progetto che si fonda sulla prevenzione e sulla promozione delle doti e capacità delle persone. E’ meglio prevenire che curare; fare il bene per cacciare il peccato, origine di ogni male; parlare e testimoniare la bellezza della virtù. Insistere sul positivo, sul bello, sul giusto, sull’onesto; coltivare il gusto delle cose belle e che appassionano. Ecco il motivo di tante iniziative e attività: catechistiche, teatrali, folcloristiche, turistiche, sportive, convivenze, feste. Molte realtà pollentine (AVIS, AIDO,Volley, Basket ecc…) hanno avuto l’origine ed hanno la linfa vitale da questa realtà.

E’ un punto di riferimento sicuro per tante persone. Quasi tutti i giovani di Pollenza hanno vissuto l’esperienza dell’ORATORIO e penso che, anche se ora per vari motivi si sono un po’ allontanati, tutti la ricordano con simpatia.

Erano e sono belle esperienze: i Campi Scuola con tanta avventura, le feste, gli incontri, i convegni con altri giovani, l’attività, l’escursioni, le gite, le chiacchierate, la stessa preghiera: NULLA è FINITO; ora più che mai l’ORATORIO deve essere VIVO ed OPERANTE nella vita pollentina. Ci sono tante attività, come ci sono molte persone, locali e strutture che ci permettono tanto, ma è sempre più necessaria la voglia di fare e di far muovere e strizzare i cervelli.

Anche al nostro Oratorio si addice la bell’immagine di PAPA GIOVANNI XXIII: “LA FONTANA DEL VILLAGGIO”.

Qualche persona non si vede più, pazienza! Tanti genitori, ex oratoriani, lo snobbano, pazienza! Tanti “Progetti Giovani”, Centri Sociali e fiumi di soldi buttati al vento e spesso a danno degli stessi giovani, non pazienza, certe cose non si possono tollerare!

Si sta diffondendo lo stile della toccata e fuga, dei lampi, delle meteore, oltre a quello, sempre attuale, del far fare, desiderando solo di apparire.

Le cose belle non s’improvvisano, non si fanno per pubblicità o per concorrenza; nessuno te le regala.

Le cose belle si inventano, si costruiscono con tanta pazienza, tanta perseveranza, tanta grinta, tanto coraggio, tanta fiducia nel buon DIO e PAGANDO SEMPRE DI PERSONA.

Il nostro Oratorio è pieno di questi VALORI; per questo, con molta fatica e molte difficoltà, è presente con alti e bassi, ma sempre di più a servizio di tutta Pollenza. Continueremo, aspettando molti altri.

Grazie a chi da tanti anni dà più mani e ai nuovi collaboratori con l’augurio che non si stanchino. E’ una meravigliosa realtà che come il sottobosco cresce, ma spesso non ce ne accorgiamo.

Abbiamo un progetto, ma anche uno stile: LIBERI NELLO SPAZIO IMMENSO; per questo non siamo legati a nessuno e non vogliamo legarci a nessuno pur rispettando e apprezzando tutti, vogliamo essere presenti e servire, accettiamo aiuti e collaborazione e vogliamo aiutare e collaborare con tutte quelle persone che cercano il bene dei ragazzi, dei giovani e delle famiglie.

L'oratorio può essere visto come un insieme di quattro luoghi metaforici che sono anche quattro modi per vivere il rapporto educativo: casa che accoglie, chiesa che evangelizza, scuola che avvia alla vita, cortile per incontrarsi e vivere da amici: CASA, SCUOLA, CHIESA, CORTILE.

Educare ancora come don Bosco.

Oggi in molti ragazzi e giovani c’è il desiderio di trovare “ambienti” in cui farsi degli amici, sentirsi accolti e valorizzati, costruirsi insieme una nuova cultura della vita.

In un contesto sociale e culturale in cui i giovani crescono, oggi molto più esigenti di ieri, più aggressivi, più sicuri, più autonomi, la Parrocchia rinnova il suo Credo nell’Educazione ispirata alla fede in Gesù e orientata dal Progetto Educativo di San G. Bosco:

1. Per restituire ai giovani del nostro paese la gioia di vivere, la capacità di sperare, la forza dell’impegno,la qualità della vita.

2. Per restituire ai giovani e ai ragazzi un protagonismo responsabile realizzando con creatività le proprie aspirazioni più autentiche.

3. Mettendosi dalla parte dei giovani, portatori di istanze irrinunciabili di rinnovamento per la società e per la Chiesa.

 

Un Oratorio per educare.

Un’ intuizione originale di tante persone che ci hanno preceduto e del nostro Cardinale, che noi abbiamo fortemente recepito e potenziato nel tempo con tenacia e perseveranza, per creare una continuità, una formula educativa incarnata nella realtà di Pollenza.

1. L’Oratorio è come un “laboratorio” di evangelizzazione, un luogo educativo.

- INCONTRI SETTIMANALI o MENSILI.

- MESSA DOMENICALE con tutta la famiglia.

E’ un “Cantiere” in cui si testimonia, si annuncia, si celebra ponendo attenzione all’educazione globale della persona chiamata ad accogliere il dono della vita e a viverla. Ognuno che frequenta l’Oratorio è invitato a prendersi un IMPEGNO.

Tante sono le proposte:

CATECHESI – CHIERICHETTI – CORO adulti e ragazzi;

• MISSIONI: collegamento con i missionari ed attività caritative;

• CARITAS - UNITALSI – CVS – AVULSS;

• COMPLESSO MUSICALE e TEATRO “Teatro Totò” per ragazzi, giovani, adulti, Gruppo Culturale;

• FOLKLORE: “Le Canestrelle”– Tradizioni – Pietà Popolare;

• ATTIVITA’ SPORTIVA – TORNEI;

• VIDEO – CINEMA – CORSO e Laboratorio d’INFORMATICA;

• TURISMO – VISITE GUIDATE ;

• AIUTO IN CUCINA – PULIZIE – LAVORI.

E’ “Missione” aperta verso tutti (Gruppo missionario e Volontariato);

E’ “Ambiente” di riferimento e mediazione, “ponte tra la Chiesa e la strada” che ha come obiettivo la crescita umana e cristiana attraverso un programma originale di espressione giovanile, evangelizzazione e anima- zione culturale (Catechesi per gruppi, Gruppo biblico, Teatro Totò, Le Cane- strelle, Coro, Gruppo Culturale).

 

Offriamo di seguito una sintesi degli elementi fondanti il sistema preventivo di Don Bosco, elementi di metodo utili per qualsiasi animatore oratoriano.

Il Sistema Preventivo- Metodo Educativo

La Comunità Educativa dell’Oratorio “San Francesco di Sales”, nel vivere con i giovani e per i giovani, fa proprio lo stile vissuto e lasciato da Don Bosco ai salesiani e alla storia: “il sistema preventivo” che costruisce un riferimento essenziale della nostra prassi educativa.

Nel Sistema Educativo di Don Bosco al centro c’è il ragazzo con la sua individualità e la sua totalità, anima e corpo, individuo e società, presente e passato. Il trinomio fondamentale “ragione, religione e amorevolezza” riassume l’originalità del metodo e lo concretizza nelle sue linee essenziali.

 

RAGIONE

Nel pensiero di Don Bosco “ragione” vuol dire abilitare il ragazzo all’esercizio della sua capacità critica in modo che sia in grado di pensare, progettare la sua vita e scegliere liberamente. “Lasciati guidare sempre dalla ragione e non dalla passione” soleva dire spesso Don Bosco. “Ragione” nel senso proprio di “ragionevolezza”, che impegna l’educatore ad agire con “buon senso, con naturalezza, con realismo concreto e grande flessibilità”.

La ragionevolezza impiegata a tutto campo diventa – diceva Don Bosco – una colonna insostituibile dell’educazione preventiva. La “ragione” suggerisce ancora un ricorso costante al “dialogo” inteso come rispetto dell’altro, come ricerca di motivazioni autentiche e di comunicazione interpersonale tra giovane ed educatore.

 

RELIGIONE

Per Don Bosco “religione” è tutto ciò che nel cuore dell’educatore e del ragazzo è buono, vero, giusto, positivo.

Educare secondo “religione” vuol dire far trasparire la gioia di essere cristiano, vuol dire pensare ed agire secondo la mentalità evangelica nella scuola, nel gioco, nel lavoro, nella vita di ogni giorno, per poter costruire un mondo più giusto. “Religione autentica”, che diventa cammino attraverso il quale il ragazzo si apre a Dio Padre, si lascia illuminare e guidare dallo Spirito e vive di Cristo nella Chiesa a servizio dei fratelli.

In questo spazio di ampio respiro, ci collochiamo noi salesiani, religiosi e laici che al seguito di Don Bosco, crediamo che l’educazione della fede diventa “pienezza di vita” per ogni persona umana.

 

AMOREVOLEZZA

“Amorevolezza” è un termine caduto in disuso. Nel pensiero e nella prassi educativa di Don Bosco indica una disposizione benevola e un atteggiamento affettuoso.

Essa significa un amore leggibile da parte dei ragazzi, vuol dire comprensione e rispetto della persona e nello stesso tempo presenza viva che stimola la libera collaborazione dei ragazzi e dei giovani.

L’amorevolezza, intesa in questo senso comporta gioia, allegria, ottimismo, festa, cordialità e affettuosità, in una parola “familiarità”. Don Bosco soleva dire: “L’educazione è cosa di cuore”, quasi a voler sottolineare che “l’amore” trasforma il giovane e lo apre alla “confidenza con l’educatore.”