• Parrocchia Sant'Andrea Apostolo di Pollenza
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Inizio CHIESE S. Biagio

S.Biagio

S.Biagiopicc

 

CHIESE DI SAN BIAGIO.

Ogni Chiesa è un atto di amore, che tramanda nei secoli, la fede e la devozione di chi ha contribuito alla sua costruzione e al suo sviluppo.Chiesa di antichissime origini

Chiesa antica.

Questa aveva una sola navata, con tetto a capriate di legno. Era costruita in senso trasversale, opposto quindi a quello dell'attuale Collegiata. L'ingresso si apriva nel Vicolo di Schiavonia, vicino all'odierno altare del SS. Sacramento. Di fronte si ergeva l'altare maggiore, entro un'abside detta Cappellone, con coro di 13 sedili e inginocchiatoi dipinti a colore, e ornato di pitture. Ne curava la manutenzione la Confraternita del SS. Sacramento, che, a sue spese, nella seconda metà del 500, vi fece eseguire varie pitture, da un fermano denominato "Maestro Giovanni".

 

A destra dell'altare maggiore seguivano: la Sacrestia, la Cappella del S. Rosario con sopra il pulpito, l'altare di S. Pietro, quello della SS. Trinità. A sinistra l'Altare di S. Biagio, con statua di legno nel muro, poi quello del Crocifisso. In fondo alla Chiesa il Battistero. Nel muro sovrastante vi era dipinto il Crocefisso con immagini di Santi.

La disposizione degli altari, indice delle sode devozioni praticate degli avi nostri, mirabilmente istruiti dai monaci benedettini, rimase quasi invariata fino all'erezione della nuova Collegiata.

La chiesa godeva del privilegio dell'Indulgenza dei sette Altari, dell'Altare privilegiato: quello del Crocifisso, dell'Indulgenza plenaria per la festa di S. Biagio. Come curiosità riferiremo che nel 1661 il Vescovo Mons. Cini in questa chiesa amministrò la Cresima a 356 persone. In occasione di S. Visita un Vescovo fece una numerosissima ordinazione al completo. Vi furono quasi un centinaio di ordinati, appartenenti al clero diocesano, a vari ordini religiosi. Diversi ordinati provenivano dalle Diocesi limitrofe, come Fermo, priva di Pastore.

Quest' Ordinazione fu un avvenimento per il Paese che, plaudente, vide sfilare per le sue vie una folta schiera di leviti, suddiaconi, diaconi e sacerdoti.

Il tempio era fornito di torre campanaria, senza tetto, con volta in mezzo e tre campane; di cimitero, di stanze per il Predicatore della Quaresima.

Annessa alla Chiesa, presso la via pubblica, si vedeva l'antico chiostro col cortile, adibito, in seguito, a casa parrocchiale.

Per quanto riparata più volte nel corso dei secoli, verso la fine del 700, il tempio si mostrava insufficiente per l'accresciuta popolazione, indecoroso di fronte alle nuove fabbriche di chiese e di edifici civili: S. Francesco, S. Giovanni, il Municipio, il Monte di Pietà.

Superate varie difficoltà, per iniziativa del Comune e con l'approvazione delle competenti autorità, nell'ottobre del 1791, s'iniziò la demolizione della vecchia chiesa. Scomparve un edificio, sorgente viva di luce e di grazia per intere generazioni.


Chiesa Braccesca.

La denominiamo così dal nome dell'ideatore del disegno: l'architetto romano Virgilio Bracci, designato all'uopo dalla Congregazione del Buon Governo.

Il progettista, ispirandosi al Pantheon, aveva delineato un'immensa fabbrica di forma ottagonale. L'edificio, mal ideato nelle sue proporzioni, pessimamente eseguito dall'imprenditore Paglialunga, dato l'eccessivo peso del tetto, cominciò a cedere: il tetto stesso poi, in data 16 marzo 1809, crollò in gran parte, procurando un duplice schianto: nel materiale e nei cuori.

La fabbrica, costata 9000 scudi, rimase uno scheletro per circa un ventennio. Un insieme di circostanze: guerre, leggi vessatorie, la Battaglia di Cantagallo, I° dell'Indipendenza, combattuta nel nostro Territorio nei giorni 2 e 3 Maggio 1815, impedirono il ripristino immediato della chiesa per mancanza di Fondi.

Collegiata attuale.

Nel periodo d'attesa, funzionò per circa un quarantennio come Pro Collegiata, la chiesa di S. Francesco. Nel frattempo vennero presentati quattro progetti: del Conte Luigi Marconi di Monte Milone, dell'Ingegnere Luigi Bartolini, di Macerata, che ne compilò due, dal De Mattia di Treia.

Fu prescelto, perchè più solido e meno costoso, il progetto del De Mattia, riveduto ed approvato dal Presidente dell'Accademia di S. Lucia di Roma: il Cav. Giulio Camporesi.

Stipulato lo strumento di esecuzione il 25 Aprile 1834, se ne inziò la fabbrica immediatamente. La spesa complessiva importò Scudi 7.400, escluso il vecchio materiale lasciato all'imprenditore per la fabbrica. Il lavoro fu finanziato in prevalenza dal Comune col concorso del Capitolo della Collegiata, della Confrater- nita del SS. Sacramento, dell'Altare di S. Antonio.

La Collegiata è stata ricostruita tre volte: l'ultima nel 1834-1844.

E’ in perfetto stile neoclassico, imponente la sua mole a croce greca a tre navate, nelle misure interne di m.36,70 di lunghezza e di m.31,90 di larghezza.

La Cupola, alta dal pavimento, m.18 con m.10,50 di diametro si presenta depressa e priva di apertura centrale per l’entrata della luce naturale. Essa poggia su pennacchi che partono da piloni. Dei quattro bracci, uno più esteso, terminante a sesto circolare, forma il presbiterio e dà ampio spazio all’Altare maggiore ed al coro capitolare magistralmente lavorato dal concittadino Filippo Andreani. Gli altri terminano a sesto rettangolare e danno posto agli altari del Sacramento e del Crocifisso.

La facciata lunga circa m.24,50, ha tre ingressi, un solenne pronao con quattro trionfali colonne dai capitelli ionici che reggono il timpano triangolare. Il campanile alto m.35 non è orientato in asse della facciata, ma ad angolo, piantato su tracce in pietra di una antica torre.

L'interno sovraccarico di pitture e decorazioni dei pittori Domenico Tojetti, Virginio Monti, Giovanni Cingolani, Elia Bonci, Biagio Biagetti e Giuseppe Fammilume, sopra l'ingresso un organo Callido di Venezia del 1793.

Il quadro dell’altare Maggiore, a carattere raffaellesco, figurante i Santi Patroni: la Vergine Assunta in cielo, S. Giovanni Battista, S. Biagio, eseguito nel 1842, è opera del pittore romano Domenico Tojetti. Opera degna di ammirazione particolarmente per il colore luminoso trasparente e per sodi impasti cromatici.

La cappella maggiore e il corpo centrale della Chiesa sono stati affrescati dal pittore romano Virginio Monti che nell’opera ha profuso tutta la sua arte sia nelle composizioni, ottenendo grandiosi effetti, sia per i colori e i suoi contrasti, sapientemente armonizzati. Nelle grandi pareti del presbiterio ci sono scene della vita di S. Giovanni Battista e S. Biagio. Nella volta sovrastante l’altare, si stende un velario di azzurro cupo gemmato che completa l’opera decorativa del presbiterio.

Il Corpo Centrale della Chiesa.

Nel centro della Chiesa, si resta attirati dalle grande figure dei pennacchi, che rappresentano i profeti: Isaia, Ezechiele, Mosè e David. Sono figure grandiose e piene di sentimento, concepite con larghezza di linea, con forti contrasti di chiaro scuro.

La cupola è quadri sezionata da pendenti festoni di frutta su fondo d’oro, chiusi lateralmente da cassettoni sovrastati da una apertura circolare, nel centro della quale, in una luce sfolgorante, domina il Padre Eterno, mentre nei quattro spazi si presentano gli Evangelisti con i propri simboli tradizionali. Sulla volta, tra la cupola centrale e il presbiterio, e nelle altre volte, dominano le figure della Fede, Speranza, Carità e Giustizia. Anche gli stessi pilastri della Chiesa sono animati da decorazione architettonica classica con nicchie entro le quali sono disposti, in piedi i dodici Apostoli con gli strumenti del martirio e quattro Dottori della Chiesa.

Completa la zona centrale della Chiesa nel 1905, alla metà del 1906 s’iniziò un’altra opera pittorica: la Cappella del Sacramento.

Il pittore Giovanni Cingolani di Montecassiano ha voluto dare alla cappella un accento decorativo quattrocentesco con profusione di oro e ricchezza di motivi ornamentali a chiaro scuro, e grandi drappeggi. E’ l’esaltazione dell’Eucarestia. Sono rappresentati al centro della volta l’Ostia Divina in un classico Tabernacolo e nelle pareti i Discepoli e Emmaus e il martirio di S. Tarcisio.

La Cappella del Crocifisso e dell’Addolorata è opera di Biagio Biagetti di Porto Recanati. In questa cappella, di struttura identica a quella del Sacramento, l’autore presenta una conce- zione architettonica piena di austerità, con una colorazione quasi triste, rispondente alla Passione di Gesù in contrasto con quella del Sacramento, gioiosa di colori, di ori e di elementi decorativi festosi glorificanti la Santissima Eucarestia.

Nelle scene figurative, il Biagetti offre il suo primo saggio di Arte Sacra; l’impostazione e il carattere di quest’opera si plasma sullo stile del quattocento: è una pittura con venature cromatiche sopra una preparazione al chiaroscuro verdognola.

Nella volta domina l’Agnello e nelle pareti ci sono scene della Via Crucis: l’incontro di Gesù con Maria Santissima e la Sepoltura di Gesù.

A sinistra, adiacente al grande presbiterio, si apre la cappella del Rosario nella quale si conserva l’opera del concittadino del secolo scorso:Bernardo Bartoli, consistente nell’altare in legno intagliato e decorato. Segue la Sacrestia da cui si accede alla Canonica, sala riservata al Clero.

A destra, sempre adiacente al grande presbiterio, si apre una Cappella circolare: la Cappella Sanctorum con le reliquie dei Santi, dedicata da poco tempo alle Anime Sante del Purgatorio e ai Caduti di tutte le guerre del XX secolo.

L’opera pittorica appartiene al concittadino Giuseppe Fammilume, il quale vi ha trasfuso il classico con il moderno. E’ chiamata anche Cappella delle Fiamme, simbolo della carità e del sacrificio, per le centinaia di fiamme diligentemente dipinte e distribuite.

Ci sono anche gli altari di San Francesco di Paola, di Santa Rita e di Nostra Signora della Cintura e un bellissimo Battistero opera di fine intarsio.

Sopra l’ingresso centrale c’è la cantoria con organo Callido originale del 1793, recentemente restaurato dalla ditta Fratelli Rufatti di Padova.

Grandi lavori di restauro sono stati eseguiti in questi ultimi anni: Torre campanaria, facciata, tetto, sacrestia, locali sotto la torre, sede Confraternite, Cappella del Rosario, elettrificazione e sistemazione delle campane (una campana porta la data di fusione: 1392), impianto elettrico e di riscaldamento, con un immenso sacrificio del Parroco attuale e di tutta la popolazione.

E’ degno di grande considerazione il grande Feretro per il Cristo morto che si usa nel Venerdì Santo. E’ opera nata circa cento anni fa, per volontà del Signor Cesare Scolastici, progettato ed dall’artista concittadino Adolfo Bartoli, coadiuvato per i ricami dalle signore di Pollenza.

Tra le funzioni, tutte eseguite con decoro e proprietà, degna di rilievo, è quella delle Tre Ore d'Agonia di N. S. con la processione di Cristo Morto.

La prima processione con l'Immagine del divin Salvatore defunto risale al 1763. Il sacro Simulacro è ora portato processionalmente per le vie del paese illuminate a giorno, su un feretro artistico e imponente costruito nel 1900. Esso è preceduto da centinaia di lumiere, portate da uomini vestiti a lutto; da stendardi, rievocanti le scene della Via Crucis e le sette parole dette da Gesù in Croce, sorretti da giovanetti, con mantellina e abito scuro, mentre i fanciulli in cotta portano gli strumenti della Passione.

Una lunga schiera di donne, con candele accese, segue il feretro e precede l'immagine dell'Addolorata. Su tutto il corteo grave, solenne e commovente si diffonde, alternativamente, il canto del Miserere e il suono della banda.

Ciononostante, l'edificio a tre navate con cupola è veramente imponente e rimane un monumento perenne della fede e della devozione dei nostri avi.

Fino al 1500 fu retta da prevosti Monaci, nominati dall'Abate di Rambona. In seguito fu retta, come attualmente, da Prevosti appartenenti al Clero secolare diocesano fu consacrato il 14 Ottobre 1844.

Culto di San Biagio

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