• Parrocchia Sant'Andrea Apostolo di Pollenza
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Inizio CHIESE Le Chiese di Pollenza

Le Chiese di Pollenza

le chieseAll'Areopago di Atene S. Paolo esordì dicendo di trovare il popolo ateniese più religioso di tutti gli altri popoli, tanto erano numerosi i templi innalzati agli Dei, perfino al DIO IGNOTO.

Fatte le debite proporzioni, possiamo argomentare la grande religiosità del popolo ponentino attraverso i secoli per la numerosità delle chiese cristiane innalzate a Dio e ai Suoi Santi

.

Pollenza fu soggetta alla Diocesi di Camerino, da cui ha avuto certamente la Fede Cristiana, fino al 10 Marzo 1488, quando passò parte della Diocesi di Macerata fino ai nostri giorni.

 

BadiadiRambonaLa più antica Chiesa è quella di Rambona, costruita sul delubro pagano della Dea Bona: risale come origine al sec. VII.

Nell'annesso Monastero, fondato nel secolo IX dalla longobarda Ageltrude, visse lo Abate S. Amico, figlio di Buongiovanni, di cui da ottima testimonianza S. Pier Damiano.

 

In questa Chiesa abbaziale prevalse nel 1300 il culto di S. Maria Assunta in Cielo, proclamata poi protettrice di Pollenza.

 
 

Nel 1821, dopo tante, anche dolorose, vicende, S. Vincenzo Maria Strambi, dall'ultimo Abate Commendatario Card. Michele Dì Pietro, ottenne che fosse dichiarata Parrocchia e affidata al clero secolare diocesano. Tra Chiese e Priorati dipendenti da Rambona viene per l'importanza odierna: S. Biagio, Protettore Principale di Pollenza, santo orientale il cui culto fu incrementato dalla presenza di elementi greci.

 

Nel 1749, ricostruita più ampia, passa Collegiata Insigne con un Capitolo di Canonici.

 

Ricostruita ancora nel 1834 ebbe la forma attuale, con pitture del Monti, Cingolani, Biagetti e G. Fammilume.

 

Fino al 1500 fu retta da Prevosti Monaci, nominati dall'Abate di Rambona. In seguito fu retta, come attualmente, da Prevosti appartenente al Clero secolare diocesano, pagando fino al 1686 un censo all'Abate Rambonese.

 

Fino al 1471 una Chiesa presso la Porta del Colle, demolita ai primi del 700, dedicata a S. Bartolomeo, che dava il nome a un quartiere del paese, è chiamata in un documento municipale, antica, cattedrale e principale, aveva cioè la funzione di Matrice coll'unico Fonte Battesimale.

 

Questo passò poi a S. Biagio con i Prevosti di Clero Diocesano, e ne fu l'unica posseditrice fino ai primi del 600, quando l'ebbe anche la Chiesa di S. Andrea, col titolo di Arcipretura e con oneri e onori di Parrocchia, anche essa dipendente da Rambona.

 

Questa Chiesa si ritenne edificata prima del mille, in pianta ottagonale, con absidi semicircolari, caratteristica questa orientale.

 

Si suppone appartenesse alla colonia greca e non aveva come Parrocchia una estensione territoriale, come attualmente, ma per famiglie.

 

Fu demolita per crollo nel 1907, e dall'area fu ricavata l'attuale Piazza Ricci.

 

Nella demolizione furono trovate tracce di pitture normanne.

 

Vi si venerava particolarmente un miracoloso Crocifisso, ora al Santuario di S. Antonio, e un'immagine bella di S. Anna, ora nella Rettoria dell'Immacolata. Il titolo parrocchiale di S. Andrea fu trasferito dal 1906 nell'attuale Santuario di S. Antonio, dichiarato tale

da un decreto vescovile in Settembre 1955, in occasione del Cinquantesimo di Messa di S. E. il Cardinale Cento e del Congresso Eucaristico Diocesano, che ebbe sede nel nostro paese.

Sarebbe l'antica Chiesa di S. Maria, dipendente anch'essa dall'Abbazia di Rambona e coll'annesso Ospizio, ora casa parrocchiale, ove morì l'Abate S. Amico.

Fu costruita in stile romanico, migliorata verso la metà del 1200, donata dai Benedettini Rambonesi a S. Francesco, secondo una antica tradizione, ospite dell'Abbazia nel viaggio del Santo da Forano a Sanseverino.

 

Facciata Chiesa S.Andrea

Facciata chiesa S.Andrea

 

 

E' certo che i Conventuali di S. Francesco vi s'insediarono nel 1285, dedicando la Chiesa a S. Francesco, quando ancora Chiesa e Ospizio erano isolate sul Colle ponentino, divenuto poi al tempo dell'Albornoz, sede del paese attuale. Subì il saccheggio e l'incendio nel 23 Agosto del 1443 dalle truppe di Ciarpellone, Capitano dello Sforza.

 

Nel 1784 per opera del Tranquilli fu trasformata nella forma attuale e inaugurata il 20 Novembre del 1790 e in questa occasione l'Immagine miracolosa di S. Antonio fu collocata nell'abside, dietro una artistica iconostasi di legno dorato.

 

Dal 1795 al 1845 funzionò come Collegiata, essendo questa in ricostruzione.

 

Vi ha celebrato e funzionato più volte S. Vincenzo Maria Strambi, Vescovo Diocesano, ospite in Pollenza del Vicario, la cui casa antistante la Chiesa, fu demolita per dar luogo all'attuale piazzetta, ospite della nobile Famiglia Ricci.

 

Nel 1858, decorata con finti marmi, fu consacrata dal Vescovo Diocesano Zangari e dedicata ai Santi Francesco ed Antonio.

 

Notevole il culto a S. Antonio venerato in un effige di Lorenzo di Sanseverino (il II), che risale al 1496, data della liberazione miracolosa del paese dal flagello della peste.

 

S. Antonio fu allora dall'autorità municipale dichiarato Compatrono del Paese e, dopo il decreto di Urbano Vili sul Culto dei Santi, Protettore Minore con S. Maria Assunta in Cielo, Protettore Principale, come abbiamo già detto, S. Biagio, ed unico Patrono San Giovanni Battista, già scelto come tale ab antico dai nostri Padri.

 

Nel VII centenario di S. Antonio fu inaugurata l'artistica facciata del Bazzani, cornice al gioiello del portale antico, dovuta alla tenacia di Mons. Nardi e del Nob. Uomo Cesare Scolastici.

 

Nel 1952 fu data alla Chiesa-Santuario una nuova decorazione, che la rendesse più gioiosa e la rinnovasse nella sua fatiscenza.

 

Il Prof. G. Fammilume studiò con amici romani, artisti del bello, la cosa e determinò due tinte fondamentali, (eseguite dall'Angelelli), molto bene riuscite, che danno all'Edificio Sacro lo slancio architettonico, che è ciò che il Santuario ha di più bello.

 

Scelse per i quattro altari laterali una colorazione di mattone cotto, dando ad essi una fisionomia a sé stante, senza offendere le linee architettoniche. S. E. il Card. Cento volle in materia più nobile l'antico altare di gesso del Tranquilli, dietro un rinnovato disegno del Fammilume, dietro le forme

preparate da Paladino Orlando Orlandini, eseguito in ceramica da Raul Bartoloni.

 

Notevole una statua di S. Antonio in legno, del settecento, oriunda dal soppresso convento conventuale di Macerata ed una Statua in legno della Madonna Lauretana del Peschi. Vi è sepolto, introvabile, il corpo del terziario santo: Sante Sacconi.

 

Altra Chiesa quella dedicata a S. Giuseppe coll'annesso monastero delle Clarisse. Notevole il portale in pietra del sec. XVI, e gli altari di un bel barocco. Una tela pregiata dell'altare maggiore fu asportata da Napoleone. Vi si venera il corpo di S. Giacinto martire.

 

La Chiesa di S. Antonio Abate, già sede della Compagnia del Suffragio, amministratrice dell'allora ospedale, e poi sede della Confraternita del Prezioso Sangue fondata nel 1820 da S. Vincenzo Maria Strambi, ora è chiusa per disposizione vescovile per mancanza di clero, e la Confraternità è stata trasferita alla Rettoria dell'Immacolata.

 

Le campane della suddetta Chiesa sono state date in prestito per un quinquennio alla Chiesa di Cantagallo.

 

La Rettoria dell'Immacolata, dovuta al grande benefattore Accursi, è a croce greca, con facciata di stile dorico. Si suppone la più antica nelle nostre parti come dedicata alla Immacolata. Aveva cinque sacerdoti per il servizio religioso, con un cardinale protettore. Vi si venera una bella Immagine in legno dell'Immacolata, dono del Can. Bartoli ed ivi trasportata dal Santuario di S. Antonio.

 

Sull'altare maggiore vi sono due angeli di maiolica delle antiche fabbriche ponentine. Sulla Piazza della Libertà, annessa all'ospedale civile, ex convento agostiniano, esisteva anche una Chiesa, demolita nel 1827, dedicata a S. Giovanni Battista, Patrono come già detto del paese, il cui culto fu trasferito a S. Biagio.

 

Come ricordo si può ora citare la Cappella dell'Ospedale, oratorio semipubblico, ove si venera una bella copia della Madonna della Salute di Venezia, dovuta al Sussi e dono del Comm. Gerardo Salvatori.

 

Altra Chiesa: S. Maria della Pace, la cui Immagine, tagliata da un muro di una chiesetta di campagna ora demolita, segnò la fine di un periodo turbolento del nostro paese.

 

S. Valentino, piccola Chiesa in una zona che si ha ragione di ritenere come area dell'antico abitato.

 

S. Maria delle Moie, di Iuspatronato Ricci-Comolli, ove l'Immagine di Maria è copia fedele di una tela alla Rettoria dell'Immacolata.

 

S. Lucia, che risale al 1528, secondo convento del ramo francescano dei Cappuccini. S. Maria del Trebbio, che risale al 1875, coll'annesso convento dei Minori, dovuti al Padre Pierucci ponentino, ed ingrandita, specie per opera di P. U. Ciccioli, nel 1945-46. Vi si venera il corpo di S. Laura martire.

 

S. Maria di Loreto, dovuta alla tenacia del D'Ascanio, a ricordo del passaggio nel 1921, della Immagine della Madonna Lauretana.

 

Ora, come funzionarietà parrocchiale, se ne sta approntando una più ampia.

 

La Chiesa di Maria Ausiliatrice di Cantagallo, dovuta alla tenacia di Don Nazzareno Boldorini per l'assistenza di quella zona rurale, sorta come ricordo della Battaglia di Cantagallo e del passaggio di Maria Immacolata nella Peregrinano Mariae del 1948.

 

Ricordiamo le Chiese demolite della SS. Trinità, ora casa Spoletini, e di Borgo S. Spirito, ora casa Casali, i cui quadri dell'altare maggiore sono nella sagrestia della Collegiata di S. Biagio.

 

Da quando sopra si può arguire la Fede Cristiana dei nostri Padri, che essendo numericamente inferiori a noi, moltipllcarono gli edifici sacri, mentre noi tardi loro nepoti, numericamente maggiori, li troviamo superflui.

 

 

D. ORESTE PROSPERI